CORSO D'INGLESE ON LINE PDF Stampa E-mail
Scritto da SP   
Abbiamo tutti ricevuto via email aziendale l'avviso di svolgere “On line” un test d'inglese.

 

La finalità di questo test d'inglese da parte dell'azienda è quello di “servire un sempre migliore servizio alla nostra clientela internazionale attraverso la nostra professionalità”  , e fin qui niente da ribadire.

 

Purtroppo però, dal momento che non è stato fatto alcun incontro preventivo tra azienda e sindacato, in merito al fine, alla tempistica e alla modalità di svolgimento di tale corso “on line”, qualche dubbio è normale che sia rimasto in mente, come anche una buona dose di diffidenza nel  cuore della categoria.  

 

Innanzi tutto: l'azienda dice che “l'investimento è di rilevanza economica notevole,  pertanto inizialmente potrà essere svolto soltanto in funzione del livello di conoscenza riscontrato in fase di  “placement test”, emesso dalla scuola EF leader mondiale nel settore, e anche della disponibilità di tempo per raggiungere gli obiettivi proposti. L'azienda richiede da noi un impegno di circa 8 ore mensili per circa sei mesi”. Da tutto ciò ne deduciamo che il test sia volontario e che l'azienda non potrà elargire il corso a tutti gli AA/VV.Allora è doveroso fare alcune premesse:

 

 

 

  •  Il CCL CAI all'art 21 stabilisce che le ore massime complessive  annuali di FAD (Formazione a Distanza) sono 20h, e facendo una semplice moltiplicazione: 6 x 8= 48 h, il corso d'inglese andrebbe a superare le ore di FAD annuali contrattuali. 
  • Dopo aver fatto il test d'inglese, coloro che saranno selezionati dalla scuola EF e che accederanno al corso, avranno consumato il doppio delle ore di FAD disponibili dal CCL aziendale nell'anno, gli AA/VV esclusi avranno tutto l'ammontare di ore di FAD a disposizione dell'azienda, per fare che cosa?  Si creerà una ulteriore netta discriminazione, questa volta tra AA/VV che parlano inglese secondo gli “standards” EF e coloro che avranno la sola conoscenza linguistica scolastica.
  • C'è pertanto da chiedersi se il “placement test” non sia un “trabocchetto” aziendale per giudicarci o meno in grado di accedere a futuri percorsi di avanzamento di carriera. Non è stato siglato nessun accordo che possa escludere tale dubbio.
  • L'azienda ci chiede fiducia ciecamente in nome di una nobile iniziativa a favore della crescita professionale della categoria, ma come può avanzare tale richiesta di fiducia se ad oggi ha disatteso gran parte degli accordi sindacali oltre a quanto scritto da lei stessa sul CCL ?
  • Perché tanta premura e fretta da parte aziendale nel farci fare questo test? vedi le quattro email ricevute al riguardo, per ultima anche la lettera dei nostri Tutor che ci invitano a rispondere al TEST, così facendo non decade forse la premessa di volontarietà?
  • Come verremmo giudicati dall'azienda se un A/V volontario inizia il corso e in seguito per motivi di tempo, di stanchezza fisica, di mancanza di mezzi informatici, deve abbandonarlo senza raggiungere il risultato finale?  
  • Per ultimo, a coloro che saranno giudicati idonei ad accedere al corso di lingua da EF, l'azienda metterà a disposizione per un anno intero i mezzi informatici necessari per poterlo svolgere?

 

 

Ma soprattutto, se esiste ancora un remoto interesse aziendale alla crescita professionale della nostra categoria,  bisogna investire in una crescita vera a tutto tondo sotto tutti gli aspetti, di cui uno è certamente la formazione linguistica, ma non certamente l’unico; resta da capire come si concilierebbe l’eventuale “crescita professionale” con la retrocessione a “pulitori di cabina” e il lavoro “low cost” che sono ormai una triste realtà siglata dai “firmaioli”!  

 

 

Per tutti questi motivi e fino a quando l'azienda non riprende un normale percorso di relazioni industriali con la categoria e il sindacato che la rappresenta veramente, confrontandosi prima di lanciare in categoria iniziative unilaterali, anche gli investimenti didattici per migliorare la conoscenza della lingua inglese, non potranno essere considerati costruttivi e privi di ambiguità se non all'interno di accordi sindacali che ne definiscano aspetti e ricadute.